“LA POVERTA’ DI SAN NUNZIO E IL FUOCO POTENTE DI SAN PIO”. Ricordo del Figlio Spirituale Padre Guglielmo (VIDEO)

L’omelia del frate cappuccino in occasione del 70° anniversario della sua Ordinazione Sacerdotale da lui celebrata a 97 anni

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio – direttore e fondatore di Rinascimento Cristiano e Gospa Edizioni

“Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco su tutta la terra”.

La famosa massima cristiana di Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia con San Francesco d’Assisi, è divenuta “regola” per San Pio da Pietrelcina che seppe incarnarla nella sua essenza tanto da trasmettere questo “sacro potente fuoco” con l’imposizione delle mani al suo Figlio Spirituale padre Guglielmo Alimonti.

Proprio il suo discepolo, capace di fondare 400 gruppi di preghiera in Abruzzo e Molise in devozione al francescano delle stimmate, lo ha ricordato ieri, sabato 25 luglio 2026, durante l’omelia da lui stesso tenuta alla veneranda età di 97 anni in occasione del suo 70° anniversario di ordinazione sacerdotale avvenuta in tale data nel lontano 1956.

La Santa Messa celebrata da padre Guglielmo

La Messa Solenne prefestiva è stata officiata nel Santuario di San Nunzio Sulprizio a Pesco Sansonesco (PE) permettendo al celebrante-festeggiato di commemorare anche l’eroica figura del “Santarello d’Abruzzo”, il giovane orfano che visse una “povertà più grande di quella del poverello d’Assisi” distinguendosi nella sua malattia cronica quando a Napoli preparava i suoi amici sofferenti e indigenti alla santa comunione.

“Il Fuoco” di Santa Caterina è ancora oggi una dilezione di quei presbiteri, frati o laici gravidi di entusiasmo (nella sua accezione antica di trasporto divino) che non temono la veemenza semantica di questa parola, tale da indurre altri ecclesiastici più timidi a mitigarla con Amore, nella frase della mistica senese, in implicita associazione teologica con lo Spirito Santo che è Fuoco, Amore, Luce e Pace.

Ma essa si fonda proprio sulla citazione evangelica delle parole di Gesù fatta da San Luca (12, 49-50):

“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!’

Gesù Cristo

Il battesimo è quello della Pentecoste, quando le fiammelle di Fuoco scesero sul capo degli 11 Apostoli orfani del traditore Giuda Iscariota riuniti nel Cenacolo e su quello della Vergine che ricevette con loro il dono di una tonitruante unzione del Santissimo Paraclito sebbene ne fosse già colma fin dal concepimento del Figlio di Dio.

Ecco perché diviene oggi memorabile, profonda e toccante la testimonianza di padre Guglielmo che ha narrato durante l’omelia non solo alcuni aneddoti sul suo amato San Nunzio (a cui era devoto al pari degli altri santi locali di San Gabriele dell’Addolorata e di San Camillo de Lellis) come quando facetamente corresse Papa Francesco che citò il “Santo Napoletano” rivendicando invece che “era d’Abruzzo”.

Ma soprattutto ha svelato come le imposizioni delle mani di San Pio gli avessero acceso “un fuoco dentro” simile, dico io, a una rinnovata potente unzione dello Spirito Santo.

In tanti anni di ascolto delle omelie, solo in quelle di San Giovanni Paolo II, avevo percepito tanta energia spirituale, veracità evangelica e autentica testimonianza come quella trasmessa dal frate francescano padre Guglielmo, che è sulla soglia del Secolo di vita ma sprizza vigoria quasi soprannaturale da ogni gesto e già profuma di Santità in ogni parola che pronuncia ed in ogni esempio di apostolato che ha scolpito nel suo cammino.

Lui stesso confida nell’omelia di aver accettato la missione di San Pio in un anelito di Santità e non solo di semplice obbedienza alla regola francescana.

Proprio per questo è ora di terminare questa introduzione e lasciare spazio alle parole del sacerdote figlio spirituale di San Pio. Di cui non riporteremo una versione testuale affinché chiunque sia obbligato ad ascoltare la sua vera e solenne voce pastorale.

Di seguito riporteremo solo le sintetiche biografie di San Nunzio e di Padre Guglielmo, e aggiungeremo i link ai tanti articoli che Rinascimento Cristiano ha dedicato a San Pio, ormai un implicito patrono di questo sito.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio – direttore e fondatore di Rinascimento Cristiano e Gospa Edizioni


IL VIDEO DELL’OMELIA DI PADRE GUGLIELMO SUL SACERDOZIO E IN MEMORIA DI SAN NUNZIO E SAN PIO

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LA BIOGRAFIA DI PADRE GUGLIELMO ALIMONTI. Testimone di San Pio a 97 anni dopo l’infanzia col Rosario in mano

Biografia attinta dal sito ufficiale di Padre Guglielmo qui

Padre Guglielmo Alimonti nasce a Guardiagrele il 17 ottobre 1929 con il nome di Alessandro da Nicolangelo e Gentile Salvatore. Quarto di sette figli cresce in una famiglia operosa e timorata di Dio. La madre, terziaria francescana, lo educa all’amore di S. Francesco. Ogni sera in casa recitano tutti insieme il santo rosario.

Un Chierichetto dei Cappuccini col Coraggio di Liberare la Sorellina catturata dai Tedeschi

Sin da piccolo frequenta il Convento dei Cappuccini; è solerte chierichetto, servendo tre messe ogni mattina. Amorevolmente accolto dai frati che gli affidano piccoli servizi, ama trascorrere molte ore del giorno nella biblioteca, immerso nella lettura. Manifesta la sua profonda religiosità organizzando gli altri bambini in processioni, celebrazioni religiose e altri giochi a carattere devozionale.

Durante la seconda guerra mondiale spesso Alessandro trova rifugio sui monti e nelle nascoste grotte di un territorio che non ha segreti per un bambino vivace e indipendente. In quei tragici giorni mette a repentaglio la sua giovane vita per liberare la sorellina – catturata dai soldati tedeschi, insieme ad altre famiglie guardiesi e destinata con loro alla deportazione – o per rifornire di cibo gli uomini che si erano rifugiati sui monti per sfuggire alla cattura.

Il 18 novembre 1944, maturata la sua vocazione, dopo una giornata di viaggio con mezzi di fortuna, giunge al Seminario cappuccino di Sulmona dove inizia il suo percorso di formazione per diventare sacerdote tra i Frati Minori Cappuccini della Provincia di Abruzzo.

Nello studio e nella preghiera percorre le tappe del cammino di consacrazione al Signore: la vestizione il 23 ottobre 1948; la professione temporanea il 24 ottobre 1949; la professione perpetua il 21 novembre 1953. Prende da religioso il nome di Guglielmo in onore di Guglielmo Massaia, missionario in Africa.

L’ordinazione Sacerdotale e la Missione indicata da San PIo

Viene ordinato sacerdote il 25 luglio 1956. Dopo diversi anni trascorsi con incarichi pastorali di assistenza spirituale agli operai delle fabbriche e all’Ordine Francescano Secolare è suo desiderio recarsi in  missione in America Latina. L’ incontro con P. Pio cambia tutta la sua vita.

Padre Pio stesso gli indica la sede della missione nella città di Pescara in Abruzzo: “Stai lì e prega per me”. Difatti qui nel 1977 inizia la sua testimonianza su Padre Pio e comincia a fondare i primi Gruppi di Preghiera di Padre Pio.

Con il tempo ne fonda circa 400 e a Pescara presso il Convento dei Frati Minori Cappuccini si stabilisce il Centro Regionale dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio della Regione Abruzzo.

Le attività del Centro sono molteplici: dalla produzione e divulgazione di opuscoli per la preghiera, a libri di meditazioni e catechesi, alla produzione di canti originali ispirati alla spiritualità di S. Pio da Pietrelcina.

Fulcro di tale intensa attività di preghiera è la Basilica Santuario dedicata alla Madonna dei Sette Dolori dove da ormai più di 30 anni Padre Guglielmo celebra la Santa Messa alle ore 6.00 di mattina. La celebrazione raccoglie numerosi fedeli dalla città di Pescara e dintorni ed è animata dal canto liturgico, va in onda su la radio locale cristiana, Radio Speranza e ogni domenica sulla TV locale, Rete Otto.

Biografia attinta dal sito ufficiale di Padre Guglielmo qui


SAN NUNZIO: I MIRACOLI DEL GIOVANE OPERAIO ABRUZZESE CHE MORI PRIMA DI CONSACRARSI

di Emilia Fiocchini – originariamente pubblicato su Santi e Beati

I primi anni da orfano

Nunzio Sulprizio nacque a Pescosansonesco, in provincia di Pescara e diocesi di Penne (oggi in diocesi di Pescara-Penne), il 13 aprile 1817. I suoi genitori, Domenico Sulprizio, calzolaio, e Domenica Rosa Luciani, filatrice, lo portarono al fonte battesimale della parrocchia di San Giovanni Battista (crollata nel 1933 a causa di una frana) prima del tramonto dello stesso giorno, che era anche la seconda domenica di Pasqua o “in albis”.

A tre anni, Nunzio rimase orfano di padre. La madre si risposò con Giacomo Antonio De Fabiis, che per lui non ebbe quasi cura. Tre anni dopo, quando anche lei morì, il bambino fu affidato alla nonna materna, Anna Rosaria del Rosso, che abitava a Corvara.

A differenza del patrigno, lei ebbe per Nunzio una cura attenta e premurosa: si occupò anche della sua formazione religiosa, accompagnandolo a Messa tutte le mattine e insegnandogli a pregare il Rosario. Quanto all’istruzione, il bambino frequentò la scuola parrocchiale aperta dal parroco di Corvara.

Giovanissimo operaio

Quando Nunzio aveva nove anni, anche la nonna morì. Tornò quindi a Pescosansonesco e fu ospitato da un fratello della madre, lo zio Domenico Luciani, che lo impiegò come garzone nella sua officina di fabbro ferraio. Per il bambino quel lavoro era troppo pesante, però cercava di viverlo pensando alle sofferenze di Gesù, offrendolo per i peccati del mondo e per guadagnarsi il Paradiso.

Un mattino, in pieno inverno, lo zio lo mandò a consegnare della ferramenta a un casolare nei pressi di Rocca Tagliata. Nunzio tornò indietro di corsa, con la paga da riportare allo zio, ma sudò e prese freddo. Il mattino dopo, non riuscì ad alzarsi: aveva la gamba sinistra gonfia, all’altezza del collo del piede, e la febbre alta. Lo zio gli ordinò di tornare a lavorare: Nunzio accettò, certo che quella fosse la volontà di Dio.

La malattia

La sua malattia peggiorò e lo costrinse, nel 1831, a un ricovero per tre mesi nell’ospedale San Salvatore de L’Aquila, ma le cure furono inefficaci.  Ritornato all’officina, non poté continuare il lavoro. Spesso andava a sciacquare le bende della gamba alla fontana del paese, ma gli altri abitanti cominciarono a evitarla, credendo che lui infettasse l’acqua. Da allora andò a un’altra fonte, poco distante, in un luogo chiamato Riparossa: mentre si rinfrescava, recitava il Rosario.

Un altro zio, Francesco Sulprizio, che era militare a Napoli, fu informato da un certo Galante, di Pescosansonesco, delle condizioni del ragazzo. A quel punto, nell’estate del 1832, condusse a casa sua il nipote e lo presentò al colonnello Felice Wochinger, che prese ad amarlo come un figlio.

Tra i malati degli “Incurabili” di Napoli

Per interessamento del colonnello, Nunzio fu ricoverato all’ospedale di Santa Maria del Popolo, detto “degli Incurabili”, il 20 giugno 1832. Gli fu diagnosticata una “carie ossea”; oggi diremmo un tumore osseo, o comunque una grave malattia dell’apparato osseo-scheletrico.

Appena arrivato, domandò di poter ricevere la Prima Comunione: al suo paese si usava aspettare fino ai quindici anni, quindi non gli era ancora stato concesso. La Cresima, invece, gli era stata amministrata il 16 maggio 1820.

Per i successivi due anni, il ragazzo affrontò le terapie prescritte, comprese le cure termali a Ischia. Ottenuto qualche miglioramento, cominciò a visitare lui stesso gli altri malati, specie quelli giovani come lui. Li preparava a ricevere i Sacramenti, pregava con loro e li esortava a non disperarsi, perché, come spesso ripeteva, «Tutto il bene viene da Dio».

Nel Maschio Angioino

Dato che i medici non avevano assicurato la sua totale guarigione, il 4 aprile 1834 Nunzio fu dimesso. Allora il colonnello lo condusse con sé nel Maschio Angioino, già castello dei re di Napoli, all’epoca adibito a caserma.

Anche nella nuova dimora, al ragazzo non mancarono disagi e sofferenze, sempre sopportati con pazienza. I servi del castello, capeggiati da Antonio Carbone, lo malmenavano o lo lasciavano senza cibo.

Nunzio, però, non ebbe mai propositi di vendetta, né pensò di denunciare l’accaduto al colonnello. Il servo Carbone aveva poi l’incarico di accompagnarlo a pregare, specie nella chiesa di Santa Brigida a Napoli: gli risultava difficile far presente al ragazzo che era ora di tornare a casa.

Il desiderio della consacrazione religiosa

Nunzio avrebbe voluto consacrarsi a Dio in qualche famiglia religiosa. Per questa ragione riprese a studiare, apprendendo anche un po’ di latino. Conoscendo o intuendo la sua decisione, il colonnello gli presentò don Gaetano Errico, che aveva da poco fondato i Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria a Secondigliano, vicino Napoli.

Il futuro santo (è stato canonizzato nel 2008) intuì che la sua vocazione era genuina, ma sua sorella cercò di dissuaderlo: non sarebbe stato «un buon affare», commentò, che la sua comunità acquisisse un membro malato.

Don Gaetano replicò: «Questo è un giovane santo e a me interessa che il primo a entrare nella mia Congregazione sia un santo, non importa se infermo».

L’ingresso non ci fu perché le condizioni di Nunzio cominciarono a peggiorare. In compenso, lui scrisse un regolamento di vita, che osservò con fedeltà, allo scopo di non cadere nemmeno nei più piccoli difetti. Tutto questo sempre affidandosi con amore alla Madonna, la sua Mamma celeste. Iniziò anche a indossare una sorta di divisa, composta da gilet e pantaloni marroni, che fece benedire da un padre carmelitano.

La morte

Nell’autunno del 1835, Nunzio ebbe una ricaduta. I medici, decisi ad amputare la gamba, dovettero rinunciare per l’estrema debolezza in cui il ragazzo si trovava. Il male avanzò e lo condusse alla morte, avvenuta il 5 maggio 1836; aveva compiuto diciannove anni da meno di un mese.

La salma rimase esposta per cinque giorni all’omaggio dei fedeli, poi fu tumulata nella chiesa palatina del Maschio Angioino, intitolata a Santa Barbara. Il corpo fu traslato successivamente nella chiesa di San Michele, in piazza Dante, poi, nel 1936, nella chiesa di Santa Maria Avvocata. Nello stesso anno ha trovato definitiva collocazione nella chiesa parrocchiale di San Domenico Soriano, sempre in piazza Dante.

La fama di santità e le prime fasi della causa di beatificazione

Quel giovane sconosciuto, venuto dai monti abruzzesi con la qualifica di operaio fabbro, richiamò con le sue sofferenze l’attenzione della Chiesa. Il re di Napoli, Ferdinando II, versò mille ducati per finanziare l’apertura della sua causa di beatificazione.

Il Santuario di San Nunzio Pescosansonesco, in provincia di Pescara e diocesi di Pescara-Penne con l’immagine del santo durante la Santa Messa gremita per il 70° anniversario dell’ordinazione di padre Guglielmo Alimonti

Il processo informativo si svolse nella diocesi di Napoli dal 3 luglio 1843 al 5 settembre 1856, integrato da testimonianze raccolte nella diocesi di Penne. Con il decreto sull’introduzione della causa, datato 9 luglio 1859, ebbe inizio la fase romana. Dopo il decreto sugli scritti, del 7 settembre 1871, fu avviato il processo apostolico. Il decreto di convalida del processo informativo porta la data del 20 settembre 1877.

In seguito alla congregazione antepreparatoria del settembre 1884 e alla congregazione preparatoria dell’ottobre 1889, il 6 febbraio 1891 si tenne la congregazione generale dei membri della Sacra Congregazione dei Riti, l’organismo competente all’epoca per le cause di beatificazione e canonizzazione. Il 21 luglio 1891 papa Leone XIII autorizzò la promulgazione del decreto con cui veniva sancito che Nunzio aveva vissuto le virtù cristiane in grado eroico. Paragonandolo a san Luigi Gonzaga, lo propose come modello alla gioventù operaia.

I primi due miracoli e la beatificazione

Secondo le norme dell’epoca, per la beatificazione di Nunzio fu necessario indagare due potenziali miracoli.

Il primo fu la guarigione, avvenuta nel 1929, di Donato Romano, di Pescosansonesco, ammalato di otite purulenta: era andato a bagnarsi alla fonte di Riparossa, la stessa dove Nunzio andava a sciacquare le bende che avvolgevano le sue ferite. Il secondo riguardava invece Maria di Lauro, diciannovenne napoletana, che nel 1942 fu guarita da un tumore nella fossa iliaca destra.

Il Collegio dei Medici della Sacra Congregazione dei Riti, l’organismo allora competente per le cause di beatificazione e canonizzazione, l’8 gennaio 1963 si pronunciò a favore dell’inspiegabilità scientifica dei due fatti. Il 5 marzo 1963, invece, la Plenaria dei Cardinali e dei Vescovi membri della stessa Congregazione confermò il nesso tra le guarigioni e l’intercessione di Nunzio.

San Giovanni XXIII approvò quindi il decreto sui due miracoli. Avrebbe anche dovuto celebrare la beatificazione, ma morì qualche mese dopo la promulgazione del decreto. Fu il suo successore, papa Paolo VI, a elevare Nunzio agli onori degli altari il 1° dicembre 1963, davanti a tutti i vescovi partecipanti al Concilio Ecumenico Vaticano II.


Il miracolo per la canonizzazione

Come terzo miracolo per ottenere la canonizzazione è stato preso in esame il caso di un giovane di Taranto, Pasquale Bucci. Nel 2004 ebbe un incidente motociclistico: entrò prima in coma, poi in stato vegetativo. Se fosse sopravvissuto, avrebbe rischiato di subire danni neurologici molto seri, che avrebbero compromesso la sua capacità di muoversi.

Sul luogo dell’incidente fu trovata un’immaginetta del Beato Nunzio, che il giovane portava sempre con sé. In nome di questa sua devozione, i familiari del giovane chiesero di far arrivare una sua reliquia dalla parrocchia di San Domenico Soriano: appena fu arrivata, la madre l’appoggiò sulla fronte del malato. Dopo qualche tempo, Pasquale migliorò, fino a riuscire a rialzarsi in piedi, completamente guarito.

Il riconoscimento del miracolo e la canonizzazione

Dopo aver appreso la notizia dell’avvenuta guarigione, il postulatore della causa del Beato, don Antonio Salvatore Paone, s’interessò perché la diocesi di Taranto avviasse il processo sull’asserito miracolo: l’inchiesta si svolse quindi dal 19 giugno 2015 all’11 luglio dello stesso anno.

Il 21 marzo 2018 la Consulta Medica della Congregazione delle Cause dei Santi dichiarò scientificamente inspiegabile l’accaduto. I Consultori Teologi, il 19 maggio successivo, confermarono il legame tra l’invocazione del Beato Nunzio e l’uscita dallo stato vegetativo da parte del malato. Il 7 giugno, sempre del 2018, i cardinali e i vescovi membri della stessa Congregazione confermarono quel parere positivo.

La teca con la statua del santo all’interno del Santuario di San Nunzio Sulprizio a Pescosansonesco. (Pescara). La maggior parte dei suoi resti mortali è venerata nella chiesa di san Domenico Soriano a Napoli, in un’urna sotto l’altare maggiore, ma altre reliquie sono custodite in questo antuario a lui dedicato

L’indomani, l’8 giugno 2018, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto con cui la guarigione di Pasquale Bucci era da ritenersi inspiegabile, completa, duratura e avvenuta per intercessione del Beato Nunzio Sulprizio.

La sua canonizzazione è stata celebrata da papa Francesco il 14 ottobre 2018, durante il Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Nella stessa data sono stati dichiarati Santi anche due personaggi collegabili per certi versi al giovane operaio: papa Paolo VI, che lo beatificò, e don Vincenzo Romano, parroco a Torre del Greco (in provincia e diocesi di Napoli) sul finire del 1700.

Il culto

La memoria liturgica di Nunzio Sulprizio cade il 5 maggio, giorno esatto della sua nascita al Cielo. Il 5 di ogni mese, nella parrocchia di San Domenico Soriano, è possibile ottenere l’indulgenza plenaria. Il giovedì è, tradizionalmente, il giorno della settimana in cui la devozione a lui è più sentita.

Altre sue reliquie sono venerate nel Santuario a lui dedicato, scavato nella roccia, nel suo paese natìo, Pescosansonesco. Gli sono state dedicate due parrocchie: una a Taranto e una a Mugnano, in provincia e diocesi di Napoli. Sempre a Napoli, nel 1993, è nato il Centro d’Accoglienza Beato Nunzio Sulprizio (CABENUS), che opera in vari quartieri per aiutare i ragazzi in difficoltà.

di Emilia Fiocchini originariamente pubblicato su Santi e Beati dove trovi altri due articoli sul Santo abruzzese-napoletano


L’AGIOGRAFIA DI SAN NUNZIO SULPRIZIO. Il Santerello d’Abruzzo e di Napoli

originariamente pubblicato su Santi e Beati

Da Bambino Orfano in Abruzzo a Santo dei Sofferenti a Napoli

Pescosansonesco, Pescara, 13 aprile 1817 – Napoli, 5 maggio 1836

Nunzio Sulprizio nacque a Pescosansonesco, in provincia di Pescara, il 13 aprile 1817. Fin dalla prima infanzia perse entrambi i genitori; a nove anni, poi, morì anche la nonna materna, Anna Rosaria Del Rosso, che lo aveva cresciuto. A quel punto uno zio lo prese con sé nella sua officina di fabbro ferraio.

Ma il lavoro troppo pesante per l’età minò il suo fisico: colpito nel 1831 da una grave malattia ossea, fu ricoverato in ospedale prima a L’Aquila e poi a Napoli. Qui il colonnello Felice Wochinger si prese cura di lui e iniziò a trattarlo come un figlio.

Nonostante i dolori terribili, Nunzio affrontò la malattia: la sua capacità di offrire il proprio dolore colpiva chi gli stava vicino.

Morì il 5 maggio 1836, a diciannove anni. È stato beatificato da san Paolo VI il 1° dicembre 1963, durante il Concilio Vaticano II. La sua canonizzazione è stata fissata al 14 ottobre 2018. La maggior parte dei suoi resti mortali è venerata nella chiesa di san Domenico Soriano a Napoli, in un’urna sotto l’altare maggiore, ma altre reliquie sono custodite nel santuario a lui dedicato, a Pescosansonesco.

Martirologio Romano: A Napoli, beato Nunzio Sulprizio, che, orfano, malato di cancrena a una gamba e debole nel corpo, tutto sopportò con animo sereno e gioioso; di tutti si prese cura, consolò benevolmente i compagni di sofferenza e, nonostante la sua povertà, cercò di alleviare in ogni modo la miseria dei poveri.

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